Dino Ignani
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Giorgio de Chirico è stato un grande viaggiatore, per scelta o per necessità ha traslocato innumerevoli volte fino ad arrivare, nel 1948 all'età di sessanta anni e all'apice della sua carriera, nell'appartamento al civico
n. 31 in piazza di Spagna.
Questa meravigliosa casa su tre piani, in un palazzo del Seicento, che il Maestro e sua moglie Isabella Pakswear dovettero ristrutturare, tale era lo stato di ammaloramento dei locali al momento del loro primo ingresso, divenne per trent'anni il suo porto sicuro e la sua ultima dimora.
I saloni di rappresentanza occupano ben due immobili, comprendendo anche l'appartamento al civico n. 32, acquistato dopo il 1968, e ospitano dipinti e sculture che il padre della Metafisica realizzò a partire dagli anni Trenta, esposti come si trattasse di una galleria privata.
Nelle eleganti stanze adibite a saloni espositivi, dove il Maestro mostrava solo i suoi lavori, tra suppellettili, effetti personali, arredi ormai obsoleti, si distingue un oggetto ordinario quanto fuori contesto e, in tal senso, metafisico: il televisore a tubo catodico, che il Maestro azionava senza ascoltarne l'audio. Nel 1998, quando l'abitazione fu aperta al pubblico e fu istituita la casa museo, alcuni ambienti di servizio furono trasformati, come nel caso della cucina, adiacente alla sala da pranzo con Vite Silenti e Cavalli, che divenne la segreteria della Fondazione. L'ultimo salone, luminosissimo e più moderno, pertinente all'appartamento nel palazzo attiguo, acquistato nel 1968, mostra l'approdo del Maestro al punto di partenza. Infatti, è qui che vengono accolte le opere della Nuova Metafisica, la produzione della fine degli anni Sessanta, quando l'ottantenne Giorgio de Chirico, famoso, agiato, ormai estraneo alle difficoltà dell'inizio del secolo, dopo decenni di studio delle tecniche pittoriche e dei soggetti accademici, rivisita il repertorio giovanile con una scelta di luci e colori più luminosi e cangianti.
Giorgio de Chirico giustificherà questo ritorno all'immaginario metafisico con l'Eterno ritorno di Nietzsche, per cui tutto è destinato a ripetersi.
Tra i saloni di rappresentanza e le terrazze all'ultimo piano, si trovano le stanze da letto e l'atelier, il cuore pulsante della casa museo. Isabella e Giorgio dormivano in stanze da letto separate, secondo un uso consolidato nelle famiglie nobili, e questo ci consente di intuire qualcosa di due personalità così diverse. Se la stanza di Isabella è, infatti, grande, un poco pretenziosa, con un affaccio su Trinità dei Monti da mozzare il fiato, la camera da letto di de Chirico introduce in uno spazio austero, piccolo, monastico ma inondato di luce.
Il vero Sancta Sanctorum della casa è, infine, lo studio dove il Maestro lavorò gli ultimi trent'anni della sua vita, una stanza con tre finestre e un lucernario, piena di chincaglierie e giocattoli, cornici, busti in gesso e bronzo, pennelli, bilance, tavolozze, colori in tubetto e pastelli ad olio, nella quale si percepisce, in un'atmosfera onirica, una sensazione di eterna attesa del suo ospite più gradito. La casa museo di Giorgio de Chirico è un luogo eccezionale, è un viaggio nel tempo, uno spazio fisico che accoglie il visitatore e lo lascia in una dimensione sospesa di stupore e meraviglia.

               Federica Polenta


        

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